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Olio di palma nei prodotti Mulino Bianco, l'appello di un consumatore e la risposta dell'azienda PDF Stampa E-mail

 

Olio di palma, un ingrediente ormai onnipresente nei prodotti alimentari confezionati. I consumatori sono sempre più attenti all'elenco degli ingredienti presente sulle confezioni. Dallo scorso dicembre l'Italia si è allineata alla normativa europea che prevede di specificare la tipologia di oli vegetali utilizzati per la realizzazione di prodotti alimentari.

Così la ricerca dell'eventuale presenza di olio di palma nei prodotti confezionati è diventata più semplice. Ed ora basta uno sguardo veloce alle etichette per verificare che anche prodotti di marchi molto noti – e non sempre poco costosi – contengono l'economico e discusso olio di palma.

C'è chi preferisce evitarlo. E' vero, l'olio di palma sembra onnipresente, ma esistono aziende virtuose che riescono a produrre biscotti, cracker, grissini e altri prodotti da forno senza ricorrere a questo ingrediente. Uno sguardo in più agli ingredienti indicati in etichetta ed ecco risolto il problema di chi preferisce evitare l'olio di palma.
Le aziende lo utilizzano essenzialmente come olio di frittura o come ingrediente per la preparazione dei prodotti, specialmente da forno (oltre che per le creme spalmabili, le margarine e altri tipi di alimenti e condimenti) poiché si tratta di un ingrediente poco costoso e comodo da utilizzare sulla base delle sue caratteristiche organolettiche e della consistenza.

Così i prodotti a base di olio di palma nell'ultimo decennio sembrano aver invaso i supermercati, coinvolgendo un gran numero di biscotti e di merendine spesso pubblicizzati come alimenti salutari e ideali per la colazione e per la merenda dei bambini. L'impiego di olio di palma riguarda di frequente anche i prodotti biologici.

Leggi anche: Perché le aziende del biologico utilizzano olio di palma?

Capita talvolta, di affezionarsi ad un determinato marchio, che magari ci ricorda le merende in compagnia durante l'infanzia o le colazioni prima di andare a scuola, proprio come è successo ad uno dei nostri lettori. Fabrizio Vinci ha voluto segnalarci la sua lettera rivolta a Mulino Bianco e la risposta dell'azienda a proposito dell'olio di palma. Il nostro lettore vorrebbe che Mulino bianco dicesse addio al discusso ingrediente e lo sostituisse con un olio di maggiore qualità, a costo di aumentare il prezzo dei prodotti in vendita.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore

"Negli ultimi anni è stato argomento controverso l'uso dell'olio di palma in molti prodotti alimentari; si tratta di un grasso saturo non idrogenato, molto spesso presente nella prima colazione e nelle merende dei nostri figli. Dallo scorso dicembre tutti i prodotti UE sono obbligati a segnalare la presenza di tale olio nella composizione. Ecco il mio appello al marchio storico "Mulino Bianco", affinché metta al bando questo ingrediente.

Caro Mulino Bianco, sono un tuo fedelissimo consumatore dall'infanzia. Adesso sono un genitore e con i miei figli vorrei continuare la tradizione di famiglia; forse a causa di quello spot anni ottanta che ritraeva il piccolo mugnaio, intento a sfornare tegolini, nella valle felice, il tutto allietato da un rassicurante sottofondo musicale.

Il Mulino offre una gamma di prodotti (biscotti, merendine, cracker, pan carré, etc.) dal gusto talvolta inimitabile; che fine hanno fatto i biscotti "Burrelle"? Tuttavia, negli ultimi giorni sembra consolidarsi l'idea che tutte le vostre delizie contengano l'olio di palma. A quanto pare l'abuso di questo grasso saturo potrebbe creare controindicazioni cardiovascolari nel lungo termine.

Di conseguenza, facendo appello al marchio Barilla che da sempre ha caratterizzato la buona tavola degli italiani, vorrei che tale olio fosse sostituito da un ingrediente meno inquietante; anche a costo di spendere un euro in più in spregio alla crisi. Caro Mulino non tradire i miei dolci ricordi di fanciullo e fai in modo che la genuinità sia ancora il carattere distintivo delle nostre merende".

Fabrizio Vinci (Messina)

Ecco la risposta di Mulino Bianco

"Ciao Fabrizio, i più recenti studi scientifici, hanno notevolmente ridimensionato il ruolo negativo degli acidi grassi saturi presenti nell'olio di palma e in particolare l'effetto sul colesterolo sanguigno. Per alcune ricette l'olio di palma non può essere sostituito con altri grassi per il suo sapore neutro. L'olio di palma inoltre si conserva particolarmente bene e mantiene inalterate le caratteristiche del prodotto nel lungo termine e consente di sostituire completamente i grassi idrogenati. Dal punti di vista ambientale, invece, Mulino Bianco ha scelto di avere solo fornitori in grado di garantire metodi di produzione rispettosi delle linee guida definite da RSPO, e si è posta come obiettivo entro il 2015 l'approvvigionamento del 100% di olio di palma sostenibile certificato RSPO. Ti ringraziamo per averci scritto e ti auguriamo una buona giornata!".

Il nostro punto di vista

1) Acidi grassi saturi

Mulino Bianco scrive che i più recenti studi scientifici hanno ridimensionato il ruolo negativo degli acidi grassi saturi presenti nell'olio di palma e in particolare il loro effetto sul colesterolo sanguigno. Per trasparenza sarebbe opportuno indicare con precisione quali sono questi studi, da chi sono stati finanziati e su quale campione di persone sono stati condotti.

Dagli esperti di nutrizione, con particolare riferimento all'alimentazione basata su cibi vegetali e integrali, arriva un segnale forte e chiaro: l'olio di palma non costituisce un olio salutare per via del suo elevato contenuto di acidi grassi saturi, sebbene si tratti di un prodotto di origine vegetale.

Il Belgio, ad esempio, sta assumendo una posizione ben precisa rispetto all'olio di palma. Secondo il Consiglio Superiore della Sanità belga, le vitamine presenti nell'olio di palma non sarebbero sufficienti a controbilanciare la sua ricchezza di acidi grassi AGS-ath. Verrebbero sconsigliati, inoltre, il consumo e il ricorso ad altri alimenti e ingredienti ricchi di tali sostanze, come il burro e la panna, o gli oli vegetali idrogenati.

Leggi anche: L'olio di palma fa male alla salute. Il CSS del Belgio ne sconsiglia il consumo

2) Sostituire l'olio di palma

Nella realizzazione di prodotti da forno come merendine, biscotti o cracker l'olio di palma non è insostituibile. Si possono ottenere prodotti confezionati di lunga durata e di maggiore qualità utilizzando olio extravergine d'oliva. I prodotti a marchio Alce Nero (azienda che non utilizza l'olio di palma e che preferisce l'olio extravergine nei propri prodotti), solo per fare un esempio, ma ce ne sono anche altri, ne sono la prova, soprattutto dal punto di vista del gusto e della qualità.

Certo, un prodotto biologico e realizzato con ingredienti superiori sarà un po' più costoso. Ma se le caratteristiche nutrizionali e organolettiche soddisferanno chi lo comprerà, probabilmente il consumatore sarà disposto a spendere un po'di più per un prodotto migliore. Dunque, un'azienda che produca essenzialmente merendine, biscotti e prodotti da forno dolci e salati può sostituire l'olio di palma senza problemi, se non quelli relativi ai costi maggiori.

3) Certificazione RSPO

Mulino Bianco dichiara di aver fissato come proprio obiettivo l'approvvigionamento del 100% di olio di palma sostenibile certificato RSPO entro il 2015. La certificazione RSPO per l'olio di palma è però molto discussa.

Vi sono forti dubbi sull'effettiva di RSPO, di cui fanno parte 1.200 aziende circa, palmicultrici, raffinerie e commercianti, comprese aziende europee produttrici di alimenti come la Nestlé, Unilever o Henkel, che sono stati espressi da diverse associazioni ambientaliste, comprese 256 organizzazioni di tutto il mondo che hanno apertamente rifiutato il marchio della RSPO per il suo greenwashing.

Nel proprio rapporto dedicato alle certificazioni per l'olio di palma, Greenpeace sottolinea che la certificazione RSPO si basa su accordi volontari e su una serie di Principi e Criteri che prevedono che le aziende che richiedono la certificazione si astengano dall'abbattimento di foreste primarie e dall'occupazione delle cosiddette Aree ad Alto Valore di Conservazione (HCV). Ma la certificazione RSPO non esclude il taglio delle foreste per implementare nuove piantagioni di palma. Protegge solo "aree ad alto valore di conservazione". Qui altre info.

Senza contare le questioni etiche legate alla produzione di olio di palma: land grabbing, violazione dei diritti delle popolazioni native con relative violenze gratuite, distruzione della foresta primaria con deforestazione e incendi che causano la perdita degli habitat di numerose specie animali già a rischio di estinzione, con particolare riferimento a Malesia e Indonesia.

Leggi anche: RSPO: la certificazione (non) sostenibile per l'olio di palma

Si tratta, ovviamente, soltanto del nostro punto di vista per quanto riguarda l'utilizzo dell'olio di palma da parte delle aziende alimentari. Ognuno è libero di acquistare ciò che preferisce, da consumatore informato e consapevole.

Marta Albè



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