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Al Frantoio!

Questo finesettimana l’ho dedicato alle olive! E di conseguenza alla produzione di olio d’oliva. Siamo nel territorio di Adrano, tra pistacchi, ulivi e fichid’india, in un paesaggio molto particolare in cui l’uomo ha fatto sentire la sua presenza cercando di organizzare al meglio un territorio lavico ed impervio. L’uomo ha realizzato dei terrazzamenti cercando di usare le tantissime pietre eruttate dal magnifico Vulcano, L’Etna, che non rendevano fertile il terreno.

Con la mia famiglia abbiamo, anche quest’anno, eseguito il rito che si protrare da secoli (non siamo così vecchi :-)). La raccolta si esegue ancora a manoalmeno per queste piccole quantità, nel periodo che va da fine ottobre a dicembre inoltrato, dipende dalle zone, e siamo riusciti a raccogliere circa 200 kg di olive. Poi queste sono state portate al frantoio per la molitura. Qui potete vedere le foto che rappresentano i vari passaggi. La prima fase è di pesatura, poi le olive si versano in una tramoggia e vengono lavate e passate in una coclea nella quale stanno circa 45 minuti ad una temperatura pari a 25 °C circa. Quindi, una volta che le olive sono state ben molite passano in una centrifuga dove viene separata l’acqua ed il nocciolo dall’olio. La resa finale è del 18% in olio. Quindi da 200 kg di olive si ottengono circa 36 litri di olio. L’olio si trova nella polpa ed il resto è “scarto” di lavorazione che questo frantoio cerca di riutilizzare al 100 %. Con il nocciolino essiccato alimenta la caldaia che garantisce i 25 gradi nella fase della molitura e dalle acque di lavaggio e di vegetazione sta cercando di mettere a punto un metodo per estrarre i polifenoli in collaborazione con le università di Messina e di Catania per usarle nella cosmesi. Il tutto è alimentato da energie rinnovabili, infatti sul tetto dell’azienda sono presenti pannelli fotovoltaici e tutti i mezzi sono alimentati ad energia elettrica. Insomma un Frantoio ad Impatto Zero (il frantoio si chiama Consoli) che cerca di vivere in mezzo ad i colossi ed alle leggi strampalate della Comunità Europea.

Cercate in questo periodo di acquistare Olio d’oliva appena prodotto dai tanti piccoli produttori che ci sono in tutta la Sicilia il costo deve essere di circa 6 € al litro (venduto al dettaglio). L’olio d’oliva che vendono ai supermecati a meno di 5 € è frutto di sfruttamento di persone nelle campagne e non è olio d’oliva. La comunità Europea permette di mettere questa dicitura a condizione che l’olio abbia un contenuto di acidità minore dell’1% e non mette altri vincoli, questo consente a chiunque di “taroccare” l’olio e di scrivere nell’etichetta una dicitura che mette sullo stesso piano un prodotto di altissima qualità con un prodotto di pessima qualità. Il problema inoltre è che, siccome dobbiamo sottostare alle regole del mercato, il mercato lo fa il prodotto pessimo, mantendo un prezzo che non è neanche lontanamente gustificabile (chiunque produce olio di buona qualità sa di cosa parlo) ed il consumatore intontito dalle pubblicità ingannevoli pensa che sta consumando un ottimo prodotto. L’alimento è una medicina quotidiana e dobbiamo stare molto attenti a quello che ingeriamo. Oli di 2,50 € 3,50 € usiamoli per fare il sapone e cerchiamo di farlo Noi il mercato (questo è stato il commento di un commesso in un alimentari: “Almeno Lei con quest’olio fa il sapone le persone invece lo usano per mangiare!”). Non dobbiamo essere solo consumatori di un mercato che ci vede come dei polli da spennare, dobbiamo essere cittadini prima di tutto e, mentre acquisto un prodotto fatto in Sicilia, o in qualunque altra regione d’Italia, dobbiamo considerare che facciamo parte di una comunità e che mentre consumiamo quel prodotto stiamo in maniera indiretta conservando la tipicità di quel luogo di quel territorio.


Categorie: Alimenti, News

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