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Alluminio, carta, plastica, vetro, umido – da dove vengono gli oggetti che chiamiamo “Rifiuti”?

Ogni giorno abbiamo a che fare con centinaia di oggetti fatti con diversi materiali, che in un attimo diventano rifiuti. Come è noto per definizione un rifiuto è “.. qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi, abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi” questa definizione è stata scritta solo pochi anni fa (circa 20) da avvocati che si sono seduti a tavolino ed hanno stabilito questa (secondo me folle) definizione. Così a prescindere se un oggetto può essere riutilizzato o riciclato o compostato diventa intanto rifiuto e poi stà al detentore cercare di disfarsene. Bisogna capire che bisogna rivedere questa definizione prima di tutto. E si perché se ad un nostro bisnonno chiediamo: “che cos’è un rifiuto” lui ci risponderebbe in modo sentimentale dicendo che è una donna che rifiuta il nostro amore o che è qualcosa che noi non vogliamo, ma certamente non associerebbe questa parola con un oggetto. I “rifiuti” infatti non sono mai esistiti nella storia dell’uomo. Sono un’invenzione del XX secolo. I cocci sono materiali (reperti archeologici) da cui oggi studiamo il passato e molti dei quali potrebbero essere ancora utilizzati.

Questa definizione spinge quindi il cittadino occidentale a pensare alla fase successiva cioè “dove lo butto” e non alle fasi precedenti cioè da dove viene la bottiglia di plastica, da dove viene una lattina di alluminio, da dove viene la plastica e da dove viene la carta ed a pensare prima di tutto a riutilizzarla, a riciclarla o a compostarla e solo dopo questi passaggi a buttarla.

I nostri “rifiuti” infatti sono costituiti da: 40 % di umido; 25 % di carta; 15 % di plastiche; 10 % di alluminio. Quindi 40+25+15+10= 90 % di ciò che buttiamo quotidianamente è fatto di risorse riutilizzabili o riciclabili o compostabili, e solo un 10 % circa non rientra in queste categorie e dovrebbe andare a finire in discarica. Non entriamo per adesso nel merito dell’altissimo valore economico che hanno la carta, la plastica e l’alluminio e concentriamoci su un altro aspetto: da dove vengono questi materiali?

Allora la lattina di Alluminio prima di arrivare nelle nostra mani attraversa tutto il globo terrestre. L’alluminio infatti è estratto dalla Bauxite che fu estratta la prima volta in Francia nel 1822, nel paese di Les-Baux-de-Provence dal quale prende il nome e da allora è stato trovato in molte località di tutto il mondo. Oggi, la maggioranza delle estrazioni di bauxite si effettua nei Caraibi, in Australia e in Africa. Le riserve di bauxite nel mondo ammontano a circa 140 miliardi di tonnellate. In Europa i maggiori giacimenti sono in Grecia, nella Ex Jugoslavia, in Francia e in Ungheria. Ne occorrono 4 tonnellate per ottenere una tonnellata di alluminio.Come si vede dalla slide sopra l’estrazione dell’alluminio richiede una notevole quantità di energia elettrica questi lingotti poi vengono trasportati via nave negli stabilimenti che li trasformano in lamiera che a sua volta vengono trasportati nelle aziende dove viene data la forma che più aggrada all’azienda che lo userà come imballaggio. Poi arriva nelle nostre mani e noi in un attimo senza pensarci troppo li buttiamo nella pattumiera. E ci sentiamo una società evoluta.

Ma passiamo alla plastica, anzi alle plastiche. La plastica è un rifiuto (all’università dicono “derivato”, ma è un rifiuto) di distillazione del petrolio. Frazione del distillato di petrolio infatti è costituito da monomeri di diverse domensioni che vengono mandate in aziende collegate che polimerizzano questi monomeri creando le plastiche più diverse: PVC (poli vinil cloruro) PET o PE (poli etilene) il nylon, il teflon il plexyglass sono tutti derivati della distillazione del petrolio. Vi rimando a questo testo Che cos’è la plastica? che ho scritto qualche tempo fa.

Questo materiale dovrebbe essere subito ripensato e su questo bisogna mettere subito delle tasse pesantissime per diminuirne l’utilizzo. Tra l’altro, e nessuno ne parla, da maggio 2012 i piatti e bicchieri di plastica possono andare nella differenziata ma ben lavati e puliti altrimenti si rischia di inquinare il resto dei materiali e quindi che senso ha usarli e buttarli se devo lavarli, bisogna usare le stoviglie di vetro o ceramica perché il loro lavaggio inquina certamente meno del viaggio che fa il petrolio prima di arrivare ad essere un piatto di plastica. Infatti il petrolio viene estratto a migliaia di kilometri sotto terra, trasportato con le navi, distillato, una parte dello scarto viene polimerizzato, vengono fatti dei pellet che vengono ancora fusi a 180 °C e trasformati in oggetti. E poi anche in questo caso o li buttiamo in discarica o li inceneriamo! Siamo proprio tecnologici!

La carta ed il cartone invece vengono dagli alberi che vengono tagliati maciullati passati nei rulli e quindi sbiancati. Il processo di sbiancamento è molto inquinante ed è per questo che bisogna preferire la carta non sbiancata o riciclata. La carta ed il cartone, provenendo dagli alberi possono anche essere compostati.

Visto che siamo nel 2012 e siamo tecnologici molta carta potrebbe essere sostiruita dalla tecnologia soprattutto nella pubblica amministrazione.

Il vetro invece viene dalla sabbia che contiene il silicio che è il secondo elemento più abbondante nella Terra dopo l’ossigeno. Il processo di trasformazione per ottenere il vetro richiede molta energia ma è un processo abbastanza semplice tant’è che ha una storia antica… Il vetro è detto solido amorfo, perché gli atomi di silicio e di ossido non si dispongono regolarmente, mentre il vetro dei pannelli fotovoltaici è un silicio cristallino ed  ha un costo maggione del silicio amorfo, oltre che per il fatto che è stato drogato.

il vetro deve essere riutilizzato con il vecchio vuoto a rendere perché non ha senso rompere una bottiglia per rifarne un’altra identica.

Infine gli alimenti sono il grosso della nostra spazzatura, vengono dalla campagna in alcuni casi sono trasformati poi vengono impachettati, e distribuiti o al dettaglio o nella grande distribuzione (insieme a tanto imballaggio).

il costo ambientale dell’umido è con il punto interrogativo perché se l’umido va a finire in discarica come succede praticamente sempre formando il percolato crea una vera e propria bomba ecologica se invece viene gestito separatamente e quindi sottratto ai cassonetti, sottratto alla discarica, sicuramente il costo ambiantale non solo è basso ma consente alla Terra di avere un apporto di sostanza organica che per troppi anni non ha avuto.


Categorie: Ambiente, Rifiuti