L’acqua che elimina l’acqua – quello che le pubblicità delle acque minerali non dicono

L’acqua che elimina l’acqua, altissima purissima…., l’atomo di sodio, l’uccellino che cinguetta, plim plim e tante altre pubblicità che ogni giorno ci fanno compagnia invogliandoci a bere l’acqua minerale. Ma siamo sicuri che l’acqua minerale è da preferire all’acqua del rubinetto? siamo sicuri che la pubblicità ci dice tutto?

Analizziamo i dati forniti da uno studio di Legambiente del 2008 che si intitola “Un paese in bottiglia”. Le compagnie imbottigliatrici hanno in concessione le fonti ed i fiuni e pagano per questo una quota alle Regioni. Nel periodo in cui è stato fatto lo studio, e purtroppo non ci sono stati molti cambiamenti nel corso degli ultimi anni, sono solo 8 le Regioni in cui è previsto un pagamento proporzionale agli ettari in concessione e ai litri prelevati o imbottigliati: Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria e Veneto. Anche se per lo più si tratta di cifre molto basse. 2 regioni (Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano) fanno pagare in base ai volumi d’acqua, ma con canoni risibili. In Sicilia infatti si paga solo per i litri emunti, ma il criterio previsto è a dir poco paradossale, visto che fa pagare di meno chi preleva di più. In 8 Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia, Sardegna, Toscana, Trentino in attesa della definizione del canone sui volumi emunti , Valle d’Aosta) si paga solo in funzione degli ettari dati in concessione alle aziende. L’Abruzzo prevede solo il pagamento di un canone forfetario (pari a poco più di 2.700 euro all’anno) a prescindere dalle superfici della concessione e dai volumi di acqua. il Molise infine si distingue incredibilmente per l’assenza di qualunque forma di costo di concessione.

Pagare i canoni in funzione degli ettari dati in concessione o concedere i fiumi con una cifra forfetaria è un regalo alle compagnie imbottaglitri visto che, come possiamo facilmente immaginare, quello che è importante è la portata del fiume cioè quanta acqua viene emunta al secondo. Questo è dovuto al fatto che le leggi che regolamentano queste concessioni risalgono al periodo fascista quindi sono decreti regi del 1929. A quell’epoca non esisteva il business delle acque in bottiglia, così come non era mai esistito prima nella storia dell’uomo. Infatti questo business ha inizio negli anno ’60 ma negli ultimi 20 anni ha avuto una evoluzione incredibile. Nel mondo i consumi di acqua in bottiglia sono cresciuti in media del 91% con picchi del 332% in Cina del 188% dell’Asia etc… etc..

L’Italia si è distinta per i consumi pro capite più elevati con quasi 192 litri a persona, seguita dal Messico (180) e dalla Spagna (147).

In Italia l’industria delle acque minerali raggiunge livelli produttivi altissimi, imbottigliando nel 2006 circa 12 miliardi di litri, dei quali 11,2 distribuiti all’interno dei confini nazionali. Il forte slancio industriale è stato supportato dai sempre crescenti consumi pro capite che, a partire dal 1980, sono cresciuti del 313%.

Tutto questo a discapito di un altissimo impatto ambientale. La maggior parte delle acque (l’82 %) infatti gira nel nostro territorio su gomma ed in contenitori di plastica (il 65%) per la felicità dei petrolieri. Basti considerare l’uso di bottiglie di plastica monouso e il consumo di petrolio per fabbricarle, i camion per trasportarle e le relative emissioni atmosferiche, gli imballaggi plastici destinati alle discariche, quando non raccolti in maniera differenziata. Ognuna delle fasi – produzione, trasporto e smaltimento – che accompagna la vita di bottiglia di acqua minerale è caratterizzata da un forte impatto sulla qualità ambientale: solo nel 2006 per produrre le bottiglie di plastica per imbottigliare i circa 12 miliardi di litri di acque minerali sono state utilizzate 350mila tonnellate di PET, con un consumo di 665mila tonnellate di petrolio e un’emissione di gas serra di circa 910mila tonnellate di CO2 equivalente; la fase del trasporto dell’acqua minerale influisce non poco sulla qualità dell’aria, visto che le bottiglie percorrono molti chilometri su strada prima di arrivare sulle nostre tavole, viaggiando solo per il 18% del totale su ferrovia; solo un terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate sono state raccolte in maniera differenziata e destinate al riciclaggio. E questo ultimo dato è facilmente riscontrabile andando in spiaggia o girando nelle nostre città. Per non parlare dei conservanti e dei trattamenti che deve subire l’acqua per far si che per tutto il suo viaggio in giro per l’Italia non si deve mai rovinare. Provate a mettere per 2 settimane l’acqua del vostro rubinetto al sole, al vento, al caldo ed alla pioggia e vedrete sicuramente che si formano alghe e muffe. E QUESTO E’ ASSOLUTAMENTE NORMALE!!! L’Acqua è vita! Noi siamo fatti del 75 % di acqua in ogni cosa che c’è acqua, nella carne che mangiamo (per 1 kg di carne c vogliono 14000 litri di acqua), per fare una federa del letto ce ne vogliono 11000 litri per 1 kg di ortaggi ce ne vogliono circa 4000. Quello che non è normale è che durante il suo percorso, l’acqua non si modifica ne nel sapore ne nel colore!!! In più le analisi chimiche, se guardate nelle etichette sono state eseguite anni prima del momento in cui si beve. Ed i limiti di legge sulla qualità sono molto più alti delle acque dei rubinetti (regolate dal D.lgs. 311) con il risultato incredibile che se quelle acque scorressero dai rubinetti non sarebbero potabili!!! L’acqua di rubinetto poi arriva a casa nostra attraverso gli acquedotti e quindi non percorre neanche un metro su strada. E’ un’acqua “a chilometri zero” che evita l’inquinamento atmosferico dovuto alla produzione, al trasporto e allo smaltimento delle bottiglie stesse, e il tutto si traduce in un risparmio di spesa e, soprattutto, in un beneficio in termini di salute per i cittadini.

Il motivo fondamentale che spinge gli italiani a rivolgere la propria attenzione verso le acque minerali, oltre ad una forte pressione imputabile alla martellante campagna pubblicitaria (dai dati di Altreconomia risulta che in Italia nel 2005 le aziende hanno investito in pubblicità circa 124 milioni di euro, una cifra 4 volte maggiore rispetto al 1990, quando i consumi pro capite erano poco più della metà di quelli attuali), è riconducibile sostanzialmente alla sfiducia nei confronti dell’acqua distribuita attraverso gli acquedotti piuttosto che al miglioramento delle condizioni di vita e ad una crescente ricerca di beni salutari, come invece sostenuto dalle industrie del settore. Avete infatti mai visto una campagna pubblicitaria che ci invoglia a bere l’acqua del rubinetto? Io, nella mia città non l’ho mai vista ne sentita.

Se ci dicessero che ci vendono una bottiglia di aria, questo fa impressione. Non fa più impressione acquistare l’acqua minerale. Vendere l’acqua o vendere l’aria è la stessa cosa. Se non bevessimo per 2 giorni moriremmo!!! L’acqua è vita. Come lo è l’aria.

Questo è un piccolo grande esempio di quanto in Italia e nel Mondo si stia speculando anche su un bene fondamentale che è l’acqua. E di come l’ingordigia economica delle multinazionali sia irrefrenabile e di come lo Stato anzi gli Stati sono troppo deboli e succubi del potere economico.

La speranza è che le cose cambino in fretta e che questo cambiamento venga da ciascuno di Noi. Adesso. Beviamo l’acqua del rubinetto, se abbiamo qualche dubbio pretendiamo che il gestore venga ad eseguire le analisi, andiamo a prendere l’acqua nelle fontanelle o dalle fonti nelle campagne vicine. Non compriamo l’acqua in bottiglia. L’acqua è un diritto, l’acqua è vita. L’acqua non può essere una merce.

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Categorie: Acqua
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