Spegnamo i petrolchimici e accendiamo il Sole!

Oggi vi scrivo dopo essere entrato in uno dei tre poli petrolchimici della Sicilia. In particolare quello di Gela. Appena superato l’accreditamento per avere l’accesso la prima cosa che ho notato è stato un cartellone enorme a led che scandisce i giorni e le ore dall’ultimo incidente avvenuto dentro il polo petrolchimico. E penso agli operai che la prima cosa che vedono andando nel proprio luogo di lavoro è questa. Con che energia incominciano le loro otto ore di faticoso lavoro? E già perché lavorare nei petrolchimici non è una passeggiata, non è come stare nei campi all’aria aperta e sotto il sole ad ascoltare il silenzio della Natura. Qui sei sotto il sole a respirare odori (sostanze tossiche) e polveri di ogni genere e con un rumore assordante che ti accompagna per tutto il tempo. E quando parlo di agricoltura, quella sostenibile, e mi si dice che zappare la terra è pesante, rispondo che oggi l’industria pesante è mille volte più faticosa e rischiosa. Chi non ha la possibilità di entrare in luoghi del genere non se ne può rendere conto. E non se ne rendono conto nemmeno certi miei colleghi Professoroni attempati, che da un lato prendono lo stipendio pubblico (perché magari hanno una cattedra da ordinario presso l’università di Catania) e dall’altro lato percepiscono soldi per consulenze dalle stesse aziende che dovrebbero, nell’interesse pubblico, monitorare e sansionare. Questo è un meccanismo tutto Italiano (non solo siciliano) che bisogna iniziare a denunciare. Ma il Cancro del petrolchimico non riguarda “solamente” i lavoratori, l’indotto ed i cittadini che vivono a pochi metri da impianti ormai fatiscenti costruiti negli anni ’70 ma riguarda tutta l’economia. Nessuno riflette seriamente sulla crisi che stiamo vivendo, che non è una crisi economica, come si vorrebbe far credere, è una crisi di vedute, una crisi dovuta ad una economia schiava di accordi perversi di politici che fanno interessi di pochi privati. Gli interessi privati si sono aggrappati agli interessi politici fondendosi. Ma bisogna ristabilire un equilibrio tra pubblico e privato. Torniamo al petrolchimico. Di recente a Catania c’è stata una giornata sulla Chimica verde organizzata dall’Ordine nazionale dei Chimici, un conveno interessante dove ho fotografato questa immagine che sponsorizza il dipartimento di chimica (per me obsoleta)

Chimica petrolioAncora si cerca di accattivare gli studenti proponendo la chimica del petrolio, e si perché negli ultimi anni la chimica è stata assorbita totalmente da questa materia prima e dagli interessi che ci hanno girato intorno e si è confusa con essa. Ma la chimica ed il petrolio sono due cose nettamente separate. Da questa immagine si capisce quanto il Petrolio sia presente nella nostra vita quotidiana. Infatti da un barile di petrolio oltre alla benzina e agli altri combustili per i motori a scoppio si fanno: 1 Pneumatico per auto; 13 pneumatici per bici e 17 camere d’aria per bici; 21 maglioni; 5 coperte; 2 paraurti per auto; 2 valige; 3 sedie da giardino; 500 paia di collant; 200 m di tubi di protezione per i cavi elettrici, 240 bottiglie per detersivo (2 litri); un numero imprecisato di magliette; e tutte i piatti ed i bicchieri di plastica. Questo per fare carburante che serve per percorrere circa 1000 km!!! Incredibile ma vero. E non è finita qui:

Chimica generaleIn questa slide c’è scritto tanta Chimica ma bisogna correggere tanto petrolio… Infatti i Saponi e detergenti, i Profumi e cosmetici; i Fertilizzanti; gli Additivi Alimentari (emulsionanti, edulcoranti, coloranti, aromi, conservanti); Farmaci, Fibre Tessili, Adesivi e Vernici, Pneumatici e Plastiche e resine vengono tutte dal petrolio. Tutto quello che ogni giorno abbiamo tra le mani viene dal petrolio. In soli 50 anni dalla scoperta di questa materia prima abbiamo riempito la nostra vita di queste sostanze. Questo grazie anche a Normative che hanno favorito a vario titolo questa industria ed il suo indotto sia con sgravi fiscali, sia con leggi che sono state fatte ad hoc per favorire questa industria. Un esempio tra tutti è il petcoke che è ciò che resta nel fondo del barile dopo i procedimenti di raffinazione del petrolio, ed è un concentrato delle sostanza più pericolose composte come mercurio, cadmio, nichel e cromo oltre ad avere un elevato potere calorifico e quindi da rifiuti pericoloso come giustamente deve essere classificato viene bruciato come comustibile nell’impianto di Gela grazie ad un decreto del governo Berlusconi ancora in vigore. Bruciamo petrolio per avere l’energia per distillarlo e per avere energia… Detto in parole povere: Consumiamo energia per produrre energia!!! Siamo veramente alla frutta. Questo, se all’inizio aveva portato un indubbio benessere economico oggi, spero che non ci siano discussioni in proposito, sta portando ad una recessione impressionante perché questo gioco perverso di interessi ha innescato un sistema economico lineare (Estrazione>produzione>consumo>rifiuti) in un mondo che è circolare. La crisi sta in questo. Oggi abbiamo la possibilità di dimostrare che un sistema circolare è molto ma molto più vantaggioso di un sistema lineare che consuma molta più energia. Abbiamo la Chimica proprio quella che è stata assorbita dal petrolio che ci può dare gli strumenti per dimostrare che se il petrolio è stato messo a migliaia di chilometri sotto terra, ha un colore scuro ed una consistenza viscida ci sarà un motivo!!! Oggi abbiamo la tecnologia per imitare le piante per prendere l’energia del sole e trasformarla in energia elettrica, termica etc… Rispettando un equilibrio naturale che ci siamo scordati perché ubriachi di energia. Ma serve tutta questa energia? Bisogna smetterla di scavare ed alzare la Testa e guardare il Sole.

Mentre scrivevo questo post a Gela succedeva questo. Incredibile.

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