Trialometani e la potabilizzazione microbiologica dell’acqua

Qualcuno chiedeva informazioni sui trialometani potenzialmente presenti nell’acqua ed io condivido con Voi le mie considerazioni in merito a questo dibattuto argomento.

Premesso che l’acqua che arriva direttamente al nostro rubinetto di casa è un lusso che ci possiamo permettere solo Noi occidentali e che ancora oggi ci sono persone (la maggioranza della popolazione mondiale) che non hanno accesso all’acqua potabile. Premesso che questo è e deve essere considerato come un bene di lusso che comporta spese per le amministrazioni comunali ingenti per il carico energetico che c’è dietro ogni goccia di acqua che arriva ai nostri rubinetti. Premesso che ogni innovazione tecnologica ha i suoi pro ed i suoi contro. Premesso che nonostante ciò siamo i primi in europa ed i terzi al mondo di consumi di acqua in bottiglia (perdonatemi se lo scrivo mille volte ma è una cosa semplicemente assurda!) 12 miliardi di litri acqua scorrono intasando le autostrade producendo 350 mila tonnellate di plastica che vanno a finire incenerite o in discarica, solo un terzo viene riciclato, veniamo ai trialometani.

Per disinfettare l’acqua, cioè per renderla microbiologicamente pure ai nostri rubinetti, che secondo il D.lgs 31/01 vuol dire che non ci devono essere batteri come Escherichia coli, Coliformi totali ed Enterococchi (0 UFC\100 ml) bisogna necessariamente intervenire dall’esterno. Anche se in alcuni casi non è così necessario.

Le vie che conosco per effettuare questa potabilizzazione batterica sono:

– Lampada a raggi ultra violetti;
– Clorazione con ipocolrito di sodio;
– Clorazione con biossido di cloro;
– ozonizzazione.

Ogni intervento tecnoclogico ha dei pro e dei contro, sempre e comunque.

– Lampada UV: funziona che c’è una lampada inglobata in una camicia di vetro che distrugge i batteri contenuti nell’acqua mentre questa scorre. I pro è che è un sistema abbastanza efficiente; i Contro sono che la lampada è costosa può andare bene per piccoli impianti domestici ma è da escludere per grossi impianti, nella camicia spesso si formano alghe e quindi è necessaria molta manutenzione;
– Clorazione con ipoclorito di sodio: è usato per grossi impianti si immette in linea nell’impianto di potabilizzazione che prevede una vasca di sedimentazione e deve essere garantita la sua presenza in tutto il percorso dell’acqua e quindi se ne mette buona quantità in modo tale che fino al rubinetto se ne trovi traccia ma comunque al di sotto di o,2 mg\l. I pro sono che l’ipoclorito costa relativamente poco, i contro è possibile formazione dei trialometani. Dico possibile perché per formarsi i trialometani è necesario che nell’acqua siano presenti composti come il metano (CH4) o altro alcani semplici, questi, quando trovano l’ipoclorito che è altamente reattivo si combinano dando i trialometano (CHCl3) gli idrogeni si sostituiscono con il coloro. Questo è quello più semplice ma di trialometani ce ne sono di diversi tipi e domensioni. Da una piccola ricerca ho trovato questo link di greenpeace che ha fatto un tour e loro stessi hanno trovato alcuni dati allarmanti ma molti sono nella norma. Anche in questo caso ci vuole molta cautela e preparazione prima di sparare a zero.
– Clorazione con il biossido di cloro: ormai è una tecnica usata, si preferice all’Ipoclorito di sodio (che è la candeggina, quella che usano nelle piscine o che c’è dentro l’amuchina che con tanta felicità ci si spalma nelle mani non sapendo che quella è candeggina!!!) ed ha il grande vantaggio di ridurre la formazione di questi trialometani, che ribadisco si formano “solo” se si verifica la presenza di composti semplici come il CH4. Ha lo svantaggio che costa un pò di più dell’Ipoclorito di sodio.
– Impiati di ozonizzazione: sono certamente quelli meno pericolosi e più vantaggiosi rispetto a quelli sopra citati, ma ha una costo SPAVENTOSO anche in termini di cosumo energetico!

Insomma la tecnoclogia è questa. Mi è capitato di analizzare acqua di fonte che non ha batteri all’interno, così come acqua ricca di batteri che veniva bevuta senza problemi da più persone me compreso… L’uomo ha gli anticorpi ed i batteri lo aiutano a svilupparli, ovviamente nel limite del possibile. Quanto sopra ovviamente avviene anche nelle acque in bottiglia. Anzi avviene sicuramente in maniera più massiccia visto che l’acqua ristagna nella plastica per anni prima di essere consumata senza nemmeno un filo di alghe che si forma… L’acqua è vita e non è normale che non si formino alghe nelle bottiglie di plastica!!!

In ultimo considerate che anche le analisi chimiche e di più le analisi microbiologiche hanno un impatto ambientale elevato, si usano terreni di coltura molto pericolosi che poi devono andare smaltiti come rifiuti speciali. Iniziamo a considerarle queste cose.


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